Anche il tacchino con le prugne nei menù di Luciano Lombardi
L’odierna, imperante omologazione del
gusto condiziona tutti quanti: surgelati, liofilizzati, sughi
pronti e fast-food sono prepotentemente entrati a far parte della
nostra quotidianità.
C’è chi, però, continua a credere che la lentezza
e la convivialità, il mangiare ed il bere bene, siano valori
da non dimenticare totalmente.
Abbiamo conosciuto un tenace assertore di tale filosofia esistenziale
ed alimentare, si chiama Luciano Lombardi e, non casualmente,
ama definirsi oste. Trasferitosi dalle natie Marche a Monopoli,
vi ha aperto, a pochi passi dalla piazza centrale, Vigna del Mar,
Osteria con cucina appunto. Prima che un ristorante, il suo locale
è un simpatico ed informale luogo d’incontro, reso
ancor più accogliente dalla festosa e comunicativa cordialità
del patron.
Una volta entrati, sarete trattati come vecchi amici e dolcemente
indotti, tra una portata e l’altra (cadenzate con studiata
lentezza, equilibrata e mai eccessiva), a parlar di sapori e odori,
di cibo e vini. Luciano, d’altronde, è tanto un bravo
enologo quanto un bravo chef, aperto ad influssi che vanno molto
al di là dei confini territoriali, sia originari che d’adozione.
Ce lo dimostra il suo cavallo di battaglia, il tacchino farcito
con prugne e mele, che, in forma meno elaborata, ci fa pensare
al piatto tradizionale statunitense, tipico del giorno del Ringraziamento.
Non solo il vitello arrosto con mele e prugne dovrebbe essere,
se la memoria non ci inganna, una ricetta tedesca. In ogni caso,
a partire dai salumi e dai formaggi, le barriere regionali vengono
abbattute: lardo di Colonnata, prosciutto di Parma, ciauscolo
marchigiano, tre squisiti salamini aromatizzati rispettivamente
alla Vernaccia, al peperoncino, al tartufo e, sul versante caseariao,
pecorino toscano e caprino calabrese accompagnati da quattro diverse
mostarde di frutta.
Se si esclude qualche doverosa concessione alla cucina pugliese
(le appetitose orecchiette con le braciole di cavallo), la medesima
linea gastronomica è sottesa alla preparazione dei primi
e dei secondi. In particolare ci sono piaciuti i tortelloni (fatti
in casa) con cime e ragù leggero di cinghiale, le mezzelune
(fatte in casa) alle melanzane con pinoli, basilico e pomodorini.
Per entrambi ci siamo divertiti ad individuare un possibile riferimento:
la nostra pasta con le cime di rape nel primo caso, i pinoli ed
il basilico del pesto alla genovese nel secondo.
Non meno interessanti le carni, dalla tagliata di manzo ad un
delicato carpaccio di Angus marinato con grana ed aromi vari;
oppure, per gli stomaci più robusti, un sostanzioso spezzatino
con salsiccia e patate servito nella terrina di coccio. Con un
po’ di fortuna riuscirete ad assaggiare una leccornia: gli
involtini alla moda dell’ oste, ovvero involtini di maiale
e speck.
Fatevi portare, per chiudere, una tavoletta di cioccolato Domori
(noi abbiamo provato il 100% cacao) con un rum invecchiato.
La carta dei vini rivela competenza e buon gusto, comprende anche
una discreta selezione di distillati e birre rare.
Eccezionale il rapporto qualità-prezzo, si mangia con 20-25
euro al massimo; quanto al bere, la spesa dipenderà dalla
vostra scelta, tenendo conto che i ricarichi sono comunque onestissimi.
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Legenda: |
Menù
Servizio
Hotellerie
Cantina
Qualità/prezzo |
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insufficente
sufficiente
discreto
buono
ottimo |
a cura di Vincenzo Rizzi |